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Once upon a time in the west
Victory - Andre Rieu & BOND







Michelle Yeoh, moglie di Jean Todt

Jean Todt è stato amministratore delegato della Ferrari SpA e direttore generale
 della Scuderia Ferrari.






Campioni del Mondo F1

Link: Wikipedia

Si è dimesso da a.d. il 18 marzo 2008, ma ha mantenuto la carica di consigliere di amministrazione sino al 17 marzo 2009.
 Il 23 ottobre 2009 è stato eletto presidente
della FIA dal
Consiglio Mondiale.

Niki Lauda con la moglie Birgit Wetzinger

GP SINGAPORE, 25.09.2011- Gara, Marco Tronchetti Provera (ITA), Pirelli's President e sua moglie Afef Jnifen (TUN)

Jean Todt - Copilota di rally dal 1966 al 1981





Luca di Montezemolo



Sei titoli costruttori e cinque titoli piloti, sono una realtà che farebbe felice ogni Direttore Sportivo, ogni Presidente d'azienda che fabbrica macchine da corsa e, se per macchine da corsa si intendono Ferrari, beh il gioco è fatto. Dopo Enzo Ferrari, Luca di Montezemolo è la persona più carismatica all'interno del "feudo" di Maranello, con quel suo modo di presentarsi ai tifosi del cavallino. Tanta la sua energia che riesce a coinvolgere centinaia di uomini, dai piloti, ai rossi meccanici della Ferrari. La sua arma magica? Il sorriso e la grinta che gli esce da ogni poro della pelle. Un sorriso di uno che sa, di uno che può contare su di una schiera di uomini, come per Cesare in un altra dimesione temporale, sembra che l'asindeto coniato, calchi alla perfezione lo stile dell'Uomo, l'Uomo Montezemolo, uno di noi.
Descrivere l'operato, se pur in maniera coincisa di un uomo dal notevole spessore, non è una cosa facile, specialmente per uno come Luca di Montezemolo che rappresenta a pieno titolo il "self made man" italiano, che ha ridato passione (e titoli) a tutti i tifosi del cavallino, raccogliendo la non facile eredità di Enzo Ferrari, aggiungendo incremento industriale alle attività, portando un'industria, la Ferrari, ad una seconda giovinezza, dopo quella del 1947. In quell'anno iniziava l'attività di costruttore, o meglio di artigiano, come amava definirsi Enzo Ferrari. Nasceva anche un uomo, che più avanti nel tempo, ha saputo raccogliere i frutti seminati dal Fondatore della Casa, portando la Ferrari al top delle aziende produttrici di vetture da strada e da sogno e sognare si sa, è il miglior antiossidante in circolazione.....!

Luca Cordero di Montezemolo nasce a Bologna il 31 agosto 1947, anno in cui la prima Mille Miglia post-bellica prende il via. Forse Luca di Montezemolo è approdato alle corse automobilistiche proprio in virtù di quelle competizioni, dove le vetture impegnate, passavano davanti ai suoi ancor giovani occhi, poi la fantasia fece il resto. Acquistò la sua prima vettura, una Fiat 500 Giannini color corallo, in conproprietà con Cristiano Rattazzi, che nelle corse diventerà "Virgilio", lasciando a Luca lo pseudonimo di "Nerone". Ovviamente in famiglia nessuno deve sapere nulla. Da quel primo acquisto iniziarono innumerevoli gare sui circuiti italiani, con predilezione per quello romano di Vallelunga. Gli annali parlano anche di un Montezemolo corridore internazionale, come alla Marathon de la Route al Nürburgring quel 19 agosto 1969.


Con l'iscrizione alla Facoltà di Giudisprudenza dell'Università di Roma, che concluderà con 110 e lode nel 1971, il tempo non venne a mancare per correre, questa volta con una macchina diversa: una Fiat 125 berlina, in coppia con Cristiano Rattazi e Pino Ceccato. Corrono una maratona di 4 giorni che li vedrà noni in classifica generale e primi nella classe Turismo di serie.
    aLuca di Montezemolo con l'Ing.Forghieri, Niki Lauda e
e Clay Regazzoni

 Luca e Cristiano cominciarono così l'avventura nei Rally internazionali, finchè un giorno Montezemolo venne chiamato da Cesare Fiorio, benchè la sua giovane età, per correre con la Lancia ufficiale in coppia con Audetto. Iniziando dal 14 marzo 1971, data del Rally d'Italia a San Remo, con una Fulvia 1600 HF, l'albo d'oro finisce al 25 Settembre 1971, Rally del Medio Adriatico. Nel mezzo la coppia Montezemolo-Audetto prendono parte ad altri due Rally: quello dell'Isola D'Elba, il 2 aprile 1971 e quello dei 999 minuti il 21 aprile 1971. La cosa non sfugge nemmeno ai due curatori del mitico programma degli anni 70, "Chiamate Roma 3131", Gianni Boncompagni e Mario Moccagatta, che vollero Montezemolo in trasmissione per rispondere ad alcune domande in tema di automobilismo.
La strada di Montezemolo verso la Ferrari si stava aprendo.
Enzo Ferrari, sentendo alla radio un interlocutore che inveiva contro di lui per gli inutili rischi dello sport automobilistico e sentendo anche la successiva presa di posizione di Luca di Montezemolo alle accuse rivoltegli, volle conoscere questo giovane che aveva difeso il suo operato e la sua azienda in quel modo.


Festa a Monza per la vittoria
di Rega e il Titolo Mondiale
Montezemolo e l'Ing.Forghieri Rapporto alla Ferrari con
tecnici, piloti e meccanici

Quel primo incontro si fece soltanto a fine 1972: Montezemolo era a New York per una specializzazione in Diritto Commerciale Internazionale alla Columbia University e prima della fine dell'anno non avrebbe potuto rientrare in Italia. Ferrari cercava una persona in gamba come suo aiutante, trovando in Luca terreno fertile per le sue sempre lungimiranti idee. E' nel giugno del 1973 che Montezemolo approda per la prima volta a Maranello per restare qualche anno in quella terra a cui Enzo Ferrari era ferocemente attaccato, ma che per Luca significava un profondo cambiamento dalla vita condotta fino a quel momento.
Il 14 luglio 1973 si corre a Silverstone, dove Gonzales 22 anni prima centrò la prima vittoria in Formula Uno con una Ferrari. L'esperienza di Montezemolo è basata solo sui pochi giorni passati a Maranello. Ha un suo temperamento, ma deve sottostare alle apparenze: una Ferrari, un pilota, Jackie Ickx al 19° posto nelle prove ed una telefonata, da farsi immancabilmente a Enzo Ferrari in fabbrica con il resoconto delle prove e della gara. Ferrari, senza pensarci due volte, chiede di caricare subito l'auto sulla bisarca con destinazione Maranello. Ma l'abilità dialettica di Montezemolo convinse Ferrari a rimanere sul campo e guadagnare un onorevole 8° posto alla bandiera a scacchi. Nel 1974 la Ferrari cambiò entrambi i piloti: via Ickx e Merzario, in arrivo Regazzoni con esperienza e la solita scommessa di Ferrari, un esordiente. I nomi di James Hunt e Niki Lauda cominciarono a sentirsi dalle parti di Maranello. La spuntò Lauda, pilota BRM, nominato anche da Regazzoni come valido pilota. Il 1973 fu avaro con la Ferrari ed alle porte avanzava il 1974 con il Gran Premio di Argentina. Questa volta Luca di Montezemolo, all'età di 27 anni, ricoprì l'incarico di Direttore Sportivo in una gara valevole per il Campionato del Mondo che si concluse con un ottimo 2° posto per Lauda e un 3° posto per Regazzoni.


Luca di Montezemolo
con Gianni Agnelli
Niki Lauda con Montezemolo Ultimi consigli a Niki

Il 28 aprile 1974, Niki Lauda è al Jarama, dove conquista la sua prima vittoria, seguito da Regazzoni. Montezemolo è al settimo cielo, liberatosi finalmente dallo stress che lo accompagnò per tutta la gara. Le vittorie nel 1974 continuarono con Lauda al Gran Premio d'Olanda e Regazzoni al Gran Premio di Germania. Il campionato restituiva ai tifosi due piloti a paripunti (52) in testa alla classifica iridata: Regazzoni e Fittipaldi. Quest'ultimo la spuntò su Regazzoni e vinse il Campionato del Mondo. Il primo periodo in Ferrari per Luca di Montezemolo continuò tra alti e bassi nel 1975, anno che premiò il lavoro dell'equipe con il 5° Titolo Piloti e il 3° Titolo Costruttori, conquistato il 7 settembre sulla pista di Monza da Niki Lauda.

Scriverà Enzo Ferrari nell'annuario della Casa del 1975:
Scriverà Enzo Ferrari nell'annuario della Casa del 1975:
" Cari amici,
indirizzare un saluto, un ringraziamento, a tutti coloro che hanno seguito la nostra attività tecnica e agonistica può apparire convenzionale, in questo '75, se non si interpreta la latitudine che desidero attribuire alla parola "tutti".
Il mio genuino, riconoscimento sentimento è dedicato, veramente a tutti. Ai recenti ferraristi conquistati dal successo, a quelli che ci confortano da ventinove anni nelle stagioni luminose e in quelle oscure, come pure a coloro che non ci hanno lesinato critiche, generate dal disappunto e dall'amarezza soprattutto quando i risultati non ripagavano le loro forti speranze.
Ogni alloro iridato ha puntualmente imposto a noi della Ferrari rinnovate responsabilità, nel tentativo di mantenere la preminenza conseguita di gronte alla mondiale concorrenza e quest'anno ci sentiamo ancor più impegnati
 dal vostro affettuoso consenso.
Non rinuncerò, siatene certi, a dare tutto il meglio che resta di me."

Settembre 1975
Luca di Montezemolo ed Enzo Ferrari in conferenza stampa

Montezemolo aveva visto giusto nel decantare a Ferrari le doti del pilota austriaco, che riporta il titolo a Maranello dopo 11 anni. Conclusosi l'anno sportivo, Luca di Montezemolo ritorna alla FIAT, lasciando di fatto la carica di DS, ma continuando una collaborazione part-time con Ferrari fino al 1977. Il suo ruolo viene ricoperto da Guido Rosani e poi Daniele Audetto che, come Direttori Sportivi, conquisteranno due Campionati Costrutori e uno Piloti nel 1976 e 1977.Il 15 novembre 1991, il Consiglio di Amministrazione di Ferrari Auto S.p.A., gli conferisce l'incarico di Presidente e Amministratore Delegato, con mandato di pieni poteri gestionali, dopo essere rientrato da qualche mese nel Consiglio di Amministrazione, coadiuvando il nuovo Presidente Piero Fusaro. In sedici anni di lontananza fisica dalla Ferrari, erano successe molte cose dalle parti di Maranello: cinque titoli costruttori, l'ultimo "targato" 1983, due titoli piloti (1977 - 1979), ma in primo luogo la morte del Fondatore della Casa, avvenuta il 14 agosto 1988.
Operativamente Montezemolo incomincia il lavoro in Ferrari ai primi di gennaio 1992, incontrando i piloti e visionando la F92 AT, vettura certamente migliore nella grafica che nelle prestazioni. Cerca di raddrizzare una situazione non proprio rosea e chiama a Maranello collaboratori come Niki Lauda con il ruolo di collaboratore sportivo, Harvey Postlethwait, "postalmarket" per gli amici modenesi, come progettista e John Barnard con la sua antenna tecnologica in Inghilterra. Sostituisce nel 1993 Ivan Capelli con Gerhard Berger, rientrato in Ferrari dopo il periodo 1987-1989, affiancandolo a Jean Alesi per rilanciare la squadra e sceglie un nuovo DS per la Gestione Sportiva, Jean Todt, che prende "servizio" al suo primo GP di F1 in Ferrari il 4 luglio 1993, durante il GP di Francia. La rivoluzione è cominciata e Montezemolo ha ben chiaro il suo target: riportare ai vertici la Ferrari.
 Passano il 1994 e il 1995, anni in cui la coppia Alesi-Berger riesce a vincere solo due GP: quello di Germania ad opera di Berger nel 1994 e quello del Canada nel 1995 con Alesi.

L'Avvocato Agelli con
Montezemolo nel 1993
Luca di Montezemolo e Jean Todt:
un tea
Luca di Montezemolo e Jean Todt:
un team vincente
m vincente
Luca di Montezemolo con il 7 volte
Campione del Mondo Schumacher
Finalmente Schumacher e la sua classe. Montezemolo lo vuole a tutti i costi, sfidando le "penne arrabbiate" del giornalismo italiano, abbinandolo con Eddie Irvine per la stagione 1996. E Schumi regala al "suo popolo" una meravigliosa vittoria il 2 giugno in Spagna. Il resto è storia moderna:
sei titoli costruttori e cinque titoli piloti in sei anni da quando è stato nominato Presidente, un record voluto fino in fondo, desiderato fino all'ultima gara, sofferto come solo sa soffrire un tifoso. Basta vederlo ai box durante un gran premio o al Ferrari Day mentre saluta centinaia di tifosi,
per farsi contagiare dalla sua passione sportiva.
 
La presentazione della 248 F1
Luca di Montezemolo al muretto box
La carica del Presidente

Sono passati tanti anni da quel lontano 1972, e Luca Cordero di Montezemolo non dimostra i segni del tempo, sempre carico di entusiasmo, di quell'entusiasmo giovanile nel fare le cose, di cui, sicuramente, avremmo bisogno molto di più in Italia.
Ci sentiamo solo di dire: " Presidente, grazie, avanti così ".


L'ASCESA DI SCHUMACHER E DELLA FERRARI
(2000 - 2004)

Jean Todt  -  Michael Schumacher  -  Luca di Montezemolo

La stagione 2000 vide le griglie di partenza di Formula 1 tornare alla normalità, con la Jordan uscita rapidamente fuori dai giochi, e la Williams, guardando in prospettiva di una nuova collaborazione con la BMW iniziò a riaffermarsi. La lotta nella parte anteriore, tuttavia, era svolta principalmente tra Häkkinen e Schumacher, entrambi due volte campioni, guidavano vetture regolate molto attentamente nelle prestazioni. La Ferrari era in costante miglioramento dai primi anni ’90, uno dei punti più bassi prima dell’arrivo di Jean Todt e nel 2000 Schumacher prevalse, diventando tre volte campione alla pari con Senna, e riportando il titolo piloti alla Ferrari per la prima volta dopo 21 anni dai tempi di Jody Scheckter nel 1979. La stagione 2001 vide la Ferrari dominare nettamente sul resto della concorrenza, e Schumacher vinse il campionato al Gran Premio di Ungheria e lo portò come secondo vincitore più rapido di sempre, alla pari di Nigel Mansell.
La stagione 2002 si tinse di rosso. Entrambe le Ferrari finirono tutte le gare, vincendone 15 su 17. Michael Schumacher prese più punti del secondo e terzo classificato messi insieme. In questa stagione, vinse il titolo già alla metà di luglio nel Gran Premio di Francia battendo quel record eguagliato nell’annata precedente.

Mentre la Ferrari celebrava il suo dominio, lo sport era ancora tribolato dai problemi. Due scuderie private – la Prost Grand Prix e la Arrrows – chiusero i battenti per fallimento, l’ultima nel corso della stagione. La Benetton rischiò di seguire la loro sorte, fino a quando la scuderia venne acquistata dalla Renault, che rientrò in Formula 1 portandosi dietro il direttore tecnico del team italo–britannico, Flavio Briatore. Intanto alla Minardi si stava facendo le ossa un giovane pilota asturiano di belle speranze, Fernando Alonso. Eventuali altri problemi di disturbo erano nell’unica scuderia in apparenza solida, la Ferrari. Mentre la Formula 1 non era sconosciuta alle squadre che monopolizzavano i podi del vincitore, le azioni della Ferrari durante il 2002 fecero arrabbiare molti avversari, e in particolare sui finali contestati del Gran Premio d’Austria e in quello degli Stati Uniti. Per molti osservatori era sembrato che lo spirito sportivo non avesse più spazio in Formula 1, quello che rendeva possibile il detto della “vittoria a tutti i costi” troppo lontano. Queste valutazioni e la presenza notevolmente declinante dei team ma anche degli spettatori sui circuiti nell’ultima parte del 2002, fu un serio problema per uno sport che era il più costoso – e, cosa importante, il più lucrativo grazie all’avvento delle multinazionali – del mondo in quel tempo.
 

Nella stagione 2003, nonostante regolamenti cambiati pesantemente per impedire che quanto accaduto nel 2002 succedesse di nuovo, Schumacher vinse il campionato ancora una volta.

 Guidando una vettura, la F2003-GA forse tra le più raffinate mai costruite dalla casa di Maranello e dedicata a Gianni Agnelli, ma anche piuttosto complicata, ebbe una lotta strettissima con il finlandese Kimi Räikkönen e il colombiano Juan Pablo Montoya, ma Schumacher prevalse di un solo punto nel Gran Premio del Giappone a Suzuka.

Il 2003 era sembrato un balsamo perfetto per rinfrescare le memorie della stagione precedente, con 8 corse vinte da piloti diversi (incluse le prime vittorie di Fernando Alonso, passato alla Renault, Kimi Räikkönen e il romano Giancarlo Fisichella, che riporta un pilota italiano sul podio più alto della Formula 1 dopo parecchi anni) e cinque team differenti, inclusa la stessa Renault (per la prima volta in 20 anni) e la Jordan, che afferrò una vittoria fortunata nel selvaggio e incredibile Gran Premio del Brasile.

 Nella stagione 2004 la Ferrari e Schumacher ritornano a dominare interamente il campionato, vincendo entrambi i titoli con facilità. Una nuova corsa nel Bahrein fece il suo debutto in Aprile e un’altra nuova gara in Cina venne messa in calendario a Settembre. Inizialmente si pensò all’introduzione di queste nuove corse a scapito dei prestigiosi Gran Premi europei come quello britannico e italiano, che rischiavano la rimozione dal campionato, ma alla fine risultò preferibile aumentare a 18 il numero di gare stagionali. Secondo Ecclestone, lo spostamento serviva a incrementare l’estensione globale della serie, nonostante le rigide restrizioni applicate in diversi paesi europei (in primis il Belgio) sulla pubblicità al tabacco da fumo ed altrove poteva rappresentare un fattore. Questo movimento vide la percentuale di gare di Formula 1 svolte fuori dai tradizionali confini europei salivano attorno al 50% – significante che il Campionato del Mondo, visitante quattro dei sei continenti, preservava il suo nome.

Nonostante il dominio Ferrari (che vinse 15 delle 18 corse), la battaglia nelle retrovie era molto più interessante del 2002, poiché le centrali elettriche di McLaren e Williams si tirarono fuori da un orrendo inizio con le nuove vetture più radicali nel progetto. Come previsto da tempo, la Renault fu assai rapida nel capitalizzare le sfortune dei due vecchi team britannici, ma la reale sorpresa era rappresentata dalla British American Racing, capitanata da Jenson Button. Nonostante non avesse mai vinto una gara, Button otteneva piazzamenti regolari sul podio, sul secondo o terzo gradino, e con il compagno di squadra giapponese Takuma Sato riesce a cucire un secondo posto nel Campionato Costruttori, lasciando terza la Renault con il pescarese Jarno Trulli che ottenne una consolante vittoria a Monaco. Montoya e Räikkönen potevano sperare in vittorie solitarie per i loro team, finendo al quarto o al quinto posto nei risultati.

La decisione della Ford di uscire dalla Formula 1 come fornitore di motori alla fine della stagione 2004 espose alla vulnerabilità totale qualche piccola scuderia. Non soltanto la loro squadra Jaguar venne venduta alla compagnia austriaca di bevande energetiche Red Bull, ma le poche scuderie indipendenti ancora presenti, che usavano tradizionalmente i motori Ford, hanno trovato i rifornimenti di motori in uno stato precario.
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- 2000 -

APRILE
Scalfaro è Succeduto alla presidenza della Repubblica italiana, dall'onorevole Carlo Azeglio Ciampi

GIUGNO
Muore lo statista non che direttore della Banca d'Italia: Cuccia

OTTOBRE
L'imbarcazione a vela Luna Rossa illumina le notti di milioni di italiani aggiudicandosi la Louis Vitton Cup


Hakkinen contro Schumacher: 

il mitico sorpasso di Spa-Francorchamps


Formula 1 GP Belgio 2000 un sorpasso nella storia
VIDEO




L’anno è il 2000 e la pista è Spa-Francorchamps. Il duello è tra la Ferrari di Michael Schumacher, in testa fino a pochi giri dalla fine, e Mika Hakkinen, su Mclaren, in gran recupero sul tedesco.
 I metri che li dividono sono sempre meno e la sequenza Eau-Rouge Redillon, rettilineo del Kemmel il “luogo del delitto”.

 Un sorpasso entrato nella storia dei motori quello del finnico, con il doppiato Ricardo Zonta, su Bar Honda, a godersi lo spettacolo nel confronto tra due colossi della F1.
 Riviviamo le emozioni di una manovra tanto coraggiosa quanto geniale di Hakkinen.